Marco Deambrogio, intervista, dai viaggi per il mondo al suo nuovo libro “L’Onore Dei Fratelli” : ‘Ascolto il mio cuore e poi traduco in lettere dell’alfabeto ogni emozione’

Marco Deambrogio

Marco Deambrogio, intervista, dai viaggi per il mondo al suo nuovo libro “L’Onore Dei Fratelli” : ‘Ascolto il mio cuore e poi traduco in lettere dell’alfabeto ogni emozione’

Marco Deambrogio, scrittore, attore e non solo, è un artista estremamente profondo e poliedrico, ha viaggiato per il mondo, si è dedicato anche alla musica e alla pittura.

Il primo libro di Marco Deambrogio, “Il giro del mondo in moto. I miei 57.000 chilometri in solitaria”, è stato immediatamente un successo ed ha sancito l’inizio di una nuova era per la letteratura. Le sue opere sono diverse dalle altre, la sua scrittura riesce a rapire il lettore in maniera magnetica, ogni suo libro è una risorsa per l’anima, regala una ricchezza incommensurabile, tra emozioni autentiche e storie suggestive, il suo linguaggio è universale.

Nel suo nuovo libro “L’Onore Dei Fratelli”, Marco Deambrogio sorprende i suoi estimatori con l’ennesimo capolavoro imperdibile, un romanzo considerevolmente straordinario e carismatico.

Inoltre la prefazione del romanzo “L’Onore dei Fratelli” è stata affidata a Nicolai Lilin, autore del best seller “Educazione Siberiana”.

L’autore, Marco Deambrogio, per seguire i suoi sogni, audace e determinato, ha realizzato il giro del mondo, la sua vita è il condensato di mille vite, ha raggiunto il Polo Nord con gli sci ( è il quinto italiano nella Storia ad averlo fatto), ha attraversato a piedi le foreste vergini dell’Irian Yaia, ha compiuto vari pellegrinaggi, a piedi e in bicicletta, la Venezia – Pechino sull’antica Via della Seta, dall’Italia all’Afghanistan in tempo di guerra, l’Oceania, i deserti e foreste d’Africa, tutti questi viaggi fatti in motocicletta, in solitaria e senza alcun supporto esterno.

Recentemente, Franco Nero, Francesco Clemente Giuseppe Sparanero, uno dei registi e degli attori più iconici del cinema internazionale, ha scelto Marco Deambrogio per la sua nuova pellicola cinematografica “L’uomo Che Disegnò Dio” con protagonista il premio Oscar Kevin Spacey.

Abbiamo raggiunto lo scrittore, Marco Deambrogio per un’intervista esclusiva, abbiamo parlato del suo nuovo libro e non solo.

I libri di Marco Deambrogio consentono di percepire meglio la nostra relazione con una realtà più ampia per vivere meglio con noi stessi e con gli altri, sono una bussola per il navigatore interno dell’animo umano. È un viaggio che porta con sé una bellezza infinita leggere i capolavori di Marco Deambrogio, un artista meraviglioso ed un uomo estremamente sensibile. Ogni suo libro è un viaggio denso di stupore ed incanto per raggiungere le proprie inclinazioni, riscoprendo il sottile che ci abita l’anima in cui è inserita la nostra individualità, riscoprendo la personalità più profonda. Ciascuno di noi è un panorama, dentro ognuno di noi vivono una foresta di immagini pronte a emergere tagliando i rami secchi dell’apparenza, l’apertura verso il prossimo e la generosità incidono sulla ricchezza dell’interiorità.

La maggioranza di noi tutti, la stragrande maggioranza di noi, tutti noi viviamo con l’idea perenne di aver smarrito qualcosa, con i se e con i ma, eppure c’è un modo per affrontare la frenesia tirannica della quotidianità, riprendere possesso del proprio tempo per sentirsi nuovi e vivere più vite in una proprio come ci insegna Marco Deambrogio, riscoprire la nostra indole attraverso la curiosità è la vera chiave per la felicità. Nel corso dell’intervista, Marco Deambrogio, ha confessato di aver vissuto cento vite in una, ha parlato dei suoi viaggi e ha evidenziato quanto la curiosità sia fondamentale per conoscere il mondo.

I tuoi libri consentono di viaggiare restando fermi e di vivere intensamente culture nuove, riesci a scrivere in modo notevolmente coinvolgente storie che rapiscono il lettore. Ogni viaggio è denso di sorprese e novità, proprio come ogni tuo libro. Quando hai scoperto la tua passione per la scrittura?

Non ho mai avuto la passione per la scrittura , questo interesse ed esigenza è arrivato all’improvviso all’età di 37 anni, quattro anni dopo avere fatto il giro del mondo. Dopo avere fatto decantare per lunghi anni tutte le emozioni vissute sulla strada. Ecco…lì si è accesa la spia del volere raccontare questa esperienza nel mio primo libro: “Il giro del mondo in moto. I miei 57.000 chilometri in solitaria” pubblicato nel 2006.

Marco Deambrogio

Le tue prime 9 opere, sono dei libri incentrati sulle straordinarie esperienze che hai vissuto in prima persona, racconti le tue imprese in moto per diffondere gli aiuti umanitari raggiungendo i paesi in guerra per divulgare un messaggio di pace. In maniera introspettiva il tuo nuovo libro è l’emblema di un viaggio imperscrutabile tra le titubanze dell’animo umano per regalare una risorsa al lettore. Riesci ad affrontare argomenti ostici con parole accessibili a tutti altamente inclusive ed emozionanti, quanto è premeditata la scelta del tuo stile di scrittura?

Non c’è nulla di premeditato nelle mie parole contenute nei libri, non mi interessa sorprendere o volere fare delle boutade letterarie, il mio è un “non” stile, è pura improvvisazione, ripescando nell’immenso pozzo della mia memoria vissuta sul campo d’azione scaturiscono i racconti. Io ascolto il mio cuore e poi traduco in lettere dell’alfabeto ogni emozione, devo svuotarmi, ho troppi ricordi contenuti nell’anima. Se non avessi scritto 10 libri di cui 9 autobiografici e l’ultimo di fantasia mischiata alla realtà, forse sarei imploso come una bomba. Ho cento vite in una. La mia età, così dice la carta d’identità segna 55 anni ma me ne sento 700. In pratica un “Matusalemme” con le sembianze di un uomo di mezz’età. Molte volte mi chiedo che farò d’ora in poi: emozionarmi è davvero difficile nella quotidianità di questi tempi lascivi.

Marco Deambrogio

La fine è soltanto un nuovo inizio, il viaggio interiore è il viaggio più lungo e sbalorditivo, tra le pagine del romanzo “L’onore dei fratelli” affermi “Dietro a ogni curva c’erano i loro destini  che si mischiavano con viadotti privi di indicazioni stradali, a volte ci si perdeva lungo gli interminabili rettilinei poi come per incanto si ritrovava la via giusta”. La via giusta è l’emblema catartico della propria indole vertente verso le proprio affinità esaltando il temperamento più autentico. A tuo avviso, qual è la chiave segreta per ricongiungersi con la propria identità? È la curiosità il motore del mondo?

Sicuramente l’autenticità dei propri pensieri ed azioni, il non tradire mai i propri valori etici , avere ognuno il proprio decalogo degli intenti di vita: questo si può fare, questo “non” si deve fare. Per esempio non scendere mai a compromessi, il guardarsi allo specchio ogni mattina e sorridere nel sapere di avere mantenuto sempre la parola data, non avere mai tradito un amico, il valore dell’onore di un uomo o donna si rispecchia nei propri intenti morali , non bastano le promesse , devono seguire i gesti. I valori universali della Tradizione non vanno mai dimenticati. Inoltre la curiosità di conoscere il mondo per allargare i propri confini è fondamentale. Chi rimane sempre a casa propria, nella propria area di confort è destinato probabilmente a diventare un benpensante che riconosce in una cultura o religione diversa un ipotetico nemico. Uscire di casa, varcare il fiume, a cuore aperto, con fiducia nel prossimo! Incontrare tutti coloro che hanno informazioni diverse dalle nostre, per imparare a stare al mondo e confrontarsi e non chiudersi nei propri recinti.

Nel libro “L’onore dei fratelli” parli alle corde più profonde dell’anima e tocchi il cuore, ti cimenti nelle tematiche  complicate dei legami e del prorompente desiderio di cambiare il mondo, scalfisci una vera e propria pietra miliare. Pagina dopo pagina, il romanzo sancisce le fondamenta per una svolta rivoluzionaria che designa una prospettiva inedita per immergersi nelle emozioni più vere e sentirsi nuovi. Qual è il momento giusto per arginare i dubbi cambiando il proprio mondo?

Adesso. Adesso è il momento giusto. In questo preciso istante tu puoi cambiare la tua vita. Non devi mai rimandare quando senti un subbuglio interiore. Tu puoi essere il primo rivoluzionario di questa giornata che sta nascendo. Non rimandare mai: comincia ora ad organizzare i primi dettagli del tuo cambiamento epocale. Perché quando la voce ti sussurra un disagio devi fuggire, a costo di stare da solo e soffrire la iniziale solitudine, poi verrà la gioia immensa , tutto ciò è garantito, ci sono passati milioni di altri essere umani prima di te. E solo coloro che osano e ribaltano il tavolo della propria esistenza, se non si trovano bene nel contesto sociale in cui vivono, possono raggiungere la felicità.

Marco Deambrogio

Quanto ti rispecchi nel tuo nuovo romanzo “L’onore dei fratelli”? Quanto è autobiografico?

Questo non è un romanzo autobiografico a differenza degli altri 9 che ho pubblicato, ma bensì è  frutto della mia immaginazione, detto ciò però io mi ci specchio in questo romanzo perché è fedele al mio vissuto, è ambientato in luoghi che conosco a menadito perché li ho girati in lungo in largo e in varie occasioni in motocicletta nel corso degli ultimi 30 anni, partendo dall’Italia via terra, da solo, con il solo ausilio delle cartine geografiche,  io non ho mai usato la tecnologia: GPS, navigatori satellitari, droni, computer, telefono cellulare, internet, social o altre diavolerie moderne….. Insomma, credo che uno scrittore degno di questo nome deve intingere sempre la penna nel proprio sangue come diceva l’autore russo Fedor Dostojievski.

La prefazione del romanzo “L’Onore dei Fratelli” è di Nicolai Lilin, autore del best seller “Educazione Siberiana”, com’è nata la vostra collaborazione?

Io e Nicolai siamo amici da tanti anni. Ho letto tutti i suoi libri e lui ha fatto altrettanto, ci apprezziamo dal punto di vista umano ed artistico, pur avendo vite e stili diversi. Un’amicizia autentica che ha come punto in comune anche il fatto di avere vissuto la guerra sulla propria pelle, averla vista con i propri occhi, respirata , odiata e non solo intravista al telegiornale. Io a mio modo in Afghanistan nel 2002 , nel viaggio in motocicletta da Milano a Kabul, 18.000 chilometri di strade di guerra, lui in Cecenia  tra le file dell’esercito russo. Insomma ne abbiamo di cose da raccontarci quando ci incontriamo, non ci annoiamo mai, ma soprattutto ci divertiamo a brindare al dono della Vita.

Quando hai sentito affiorare la potenza del tuo amore viscerale per i viaggi? Cosa rappresenta per te il viaggio in sé?

Il viaggio era nel mio dna. Anche se nella mia famiglia nessuno aveva mai viaggiato prima. Sono venuto al mondo per fuggire. A 14 anni ho dato i primi segni di instabilità sociale, di diffidenza al contesto del bar sotto casa ed ai soliti discorsi, appunto da bar, e che mi annoiavano a morte, e così sono scappato di casa, senza dire nulla ai miei genitori. Sono balzato in sella al mio sgangherato “CIAO” e sono partito da Valenza, la città in cui vivo,  per raggiungere Brescia. Quei 200 chilometri di provinciali e nebbia hanno cambiato per sempre la mia vita. Così è stato, da adulto a 33 anni ho mollato all’improvviso un lavoro normale e sicuro, per seguire i miei sogni e vivere d’avventura: ho fatto il giro del mondo , la Venezia – Pechino sull’antica Via della Seta, dall’Italia all’Afghanistan in tempo di guerra, l’Oceania, i deserti e foreste d’Africa, tutti questi viaggi fatti in motocicletta, in solitaria e senza alcun supporto esterno. Inoltre ho raggiunto il Polo Nord con gli sci, sono il quinto italiano nella Storia ad averlo fatto; poi ho attraversato a piedi le foreste vergini dell’Irian Yaia e ho compiuto vari pellegrinaggi a piedi e in bicicletta. La mia esistenza sembra un romanzo ma non lo è.

Quali personaggi hanno influenzato la tua inclinazione alla scrittura? C’è un libro che ti ha sorvertito la tua esistenza?

“Papillon” il fuggiasco del famoso libro di Henri Charriere. Quando mio padre da bambino mi leggeva le sue gesta io già mi immaginavo a solcare l’onda dell’avventura. A fare perdere le mie tracce. Sono sempre stato un tipo pragmatico, ai pensieri e parole che mi frullavano in testa seguivano sempre le azioni sul campo, il volere vedere con i propri occhi il luogo predestinato all’esplorazione terrestre. Ho sempre vissuto come un soldato: dedizione, disciplina mentale e fisica, desiderio di conoscenza.

Recentemente, Franco Nero, Francesco Clemente Giuseppe Sparanero, uno dei registi e degli attori più iconici del cinema internazionale, ti ha scelto per la sua nuova pellicola. Franco Nero ti ha voluto nel film l’uomo che disegnò Dio con protagonista il premio Oscar Kevin Spacey. Come hai vissuto l’esperienza su un set così importante?

Dopo avere vissuto una vita on the road, per una serie di coincidenze meravigliose e misteriose sono approdato al mondo del cinema. Non conoscevo nessuno nell’ambito cinematografico, ma un giorno mi sono presentato quasi per gioco( perché la vita è un gioco e bisogna osare, provare, fallire, buttarsi dalla cima della montagna con entusiasmo, sperimentare, ma non prendersi troppo sul serio) ad un provino per un film a Torino e mi hanno poi preso, dopo varie altre selezioni, per un ruolo da attore co- protagonista in un film internazionale da recitare in lingua inglese. Questa nuova avventura professionale mi piace, anche se sono stato scelto per ruoli importanti, però, non ho mai studiato recitazione, mi diverto a fare l’attore sul set e devo ringraziare di cuore il regista Louis Nero che per primo mi ha scoperto e dato la fiducia di lavorare con lui. Ora siamo diventati amici: con quasi tutte le persone con cui ho collaborato nel corso della mia vita, poi è nata una amicizia sincera che dura tuttora a distanza di tanti anni. Ma le emozioni che si scatenavano quando partiva il “ciak si gira” non erano per nulla paragonabili al vissuto in sella alla mia moto: sono due cose completamente diverse, un film è fiction, il viaggio era portare a casa la pelle, cavarsela in ogni situazione, teniamo presente che ho calcato nel tempo molte aree complicate, a volte anche di conflitto come Siria, Cecenia, Afghanistan, Inguscezia, Ossezia del Nord, Kabardino Balkaria e la lista è lunghissima; luoghi di cui non sapevo nulla, non avevo una documentazione sulla situazione geopolitica che avrei ritrovato, erano veri e propri salti nel buio: l’ignoto dietro l’angolo. Posti sperduti, a volte manco riportati sulle mappe geografiche, in cui regnava l’anarchia, la guerra o la guerriglia e quindi sono abituato a gestire la paura e le vere emozioni. Quando oggi arrivo sui red carpet internazionali mi calo nei panni dell’attore in questione per qualche giorno, ma poi appena torno a casa ecco il Marco di sempre: divano e tuta da ginnastica, sono una persona molto casalinga, non esco quasi mai, la mia indole è solitaria, direi una sorta di eremita silenzioso, amante della lettura e scrittura, ma soprattutto consapevole di essere fortunato per avere gambe e braccia, di essere tornato vivo dalle mie perlustrazioni planetarie, e con una buona salute, un lavoro onesto come tanti altri, con cui potersi mantenere decorosamente.

Sei un artista estremamente eclettico, hai recitato magistralmente in pellicole di rilievo. Nel film “The Broken Key” hai recitato con attori del calibro di Christopher Lambert, Rutgher Hauer, William Baldwin, Michael Madsen e Geraldine Chaplin. Se la tua vita fosse un film a quale genere cinematografico apparterrebbe?

Un film del genere: “Madre Natura e vento”. Una pellicola alla “Robinson Crusoe” ecco…mi piacerebbe finire su un isola deserta e sparire per un po’. Girare un film del genere sarebbe il mio sogno nel cassetto ma anche il desiderio reale e finale degli ultimi anni della mia vita. Vivere in disparte. In cima a una montagna o su un atollo deserto. Il baccano delle metropoli impazzite, la vita virtuale e la velocità senza senso di questo mondo moderno, in perenne bilico sull’orlo di un burrone, non fanno più per me.

Tra le tue innumerevoli avventure in giro per il mondo, hai percorso oltre 57.000 chilometri in motocicletta, il viaggio da Milano a Kabul in tempo di guerra per portare aiuti umanitari per Emergency, la via della seta da Venezia a Pechino, sei stato in Siria, nelle foreste dell’Africa, ha attraversato l’Alaska da nord a sud, raggiunto il Polo Nord con gli sci, i deserti Australi, hai attraversato a piedi la foresta pluviale della Nuova Guinea, hai raggiunto il Medioriente e tanti altri luoghi formidabili. Qual è il denominatore comune che hai percepito in ogni viaggio? Credi nelle coincidenze, sei mai stato sorpreso dal fato?

Le coincidenze sono il motore portante della mia esistenza. In ogni viaggio ed esperienza umana ci sono sempre stati segnali misteriosi, linee guida dal sapore mistico, incontri umani straordinari, con questi angeli custodi eterei e soffici ho stretto un patto di alleanza. Mi affido alle coincidenze disseminate lungo la Via, le ascolto, le prendo per mano, le accarezzo come amanti fedeli e mi lascio trasportare dagli eventi. La meta finale è sempre stata straordinaria: nel bene o nel male, una lezione.

Hai percorso il Cammino di Santiago de Compostela da Ateo e hai scoperto la fede. Cosa ricordi maggiormente di quel giorno radicalmente così significativo?

Il giorno in cui sono entrato nella chiesa di Roncisvalle in Francia, lungo il Cammino di Santiago. Lì ho incontrato Dio. Avevo 45 anni e prima d’ora ero assolutamente ateo. Ora il Creatore lo incontro anche nei boschi, in una pianura, tra i fiori, è ovunque, dentro e fuori. L’introspezione quotidiana è diventata la mia forza e la applico al risveglio, prima di toccar cibo, al calar del sole, a cielo aperto o chiuso in una stanza. La spiritualità ritrovata mi fa stare bene.

Quale valenza emotiva possiedono le foto e video che realizzi nel corso dei tuoi viaggi? Quando vai a riguardare le immagini riprovi le medesime emozioni che hai vissuto in quei luoghi, o avverti un forte senso di nostalgia?

Quando riguardo un mio documentario di viaggio o fotografia mi scoppia il cuore. Il cuore straripa come un fiume, ma di magnifici e malinconici ricordi. A volte sto anche male, ma è solo gioia ed è infinitamente incontenibile! Gioia di vivere!!! Ho vissuto come volevo. Libero come il vento, come un pirata, ho realizzato tutti i miei sogni di ragazzo. Potrei morire domattina e tornare felice alla Sorgente da dove sono venuto. Sono stato un uomo molto fortunato, e non smetterò mai di ringraziare Dio per avermi messo al mondo a questa maniera.

Qual è stato il primo viaggio che ti ha cambiato radicalmente? Come venivi accolto dagli autoctoni? Le popolazioni del posto erano affabili?

Il primo viaggio d’avventura seria e complicata è stato nel 1996 l’attraversamento a piedi e via fiume della foresta Amazzonica ed il raggiungimento del “Salto Angel” la cascata più alta del mondo. Gli aborigeni in quella area avevano avuto rarissimi incontri con la civiltà occidentale, dovevo tenere gli occhi aperti, ma sono stato aiutato da quella povera gente pura e generosa.

Sovente le partenze sono una sorta di lancio nel vuoto, sono altamente imprevedibili. Come hai gestito gli inconvenienti che possono presentarsi durante i viaggi? Come hai fatto a non farti prendere dal panico?

La paura è stata un ottima compagna di viaggio. La paura ti mantiene in perenne allerta e consapevole dei rischi che stai correndo. Coloro che sottovalutano la paura e sfoggiano un fantomatico coraggio prima o poi non tornano a casa per raccontare le loro gesta. Non mi arrabbio mai quando ci sono inconvenienti, soste forzate, imprevisti di Madre Natura, o rotture meccaniche: io sono un ottimista nato, vedo nei problemi che incontro delle opportunità. Anche il periodo difficile che stiamo vivendo è una grande occasione per guardarci dentro e rinascere come arabe fenici. Noi abbiamo tutto a portata di mano qui in Occidente! Anzi abbiamo troppo!! Non dobbiamo più lamentarci se le cose non girano come vorremmo. Dobbiamo accontentarci, ringraziare per ciò che abbiamo, avere pazienza, tanta pazienza, le cose belle arriveranno, ma non in un batter d’occhio. I lamentosi dei tempi moderni che affollano i social da dietro le loro tastiere,  li manderei a trascorre un mesetto in Mauritania, in Benin, Mali, a Kabul, Damasco, … Li sì…che le generazioni, da sempre, hanno problematiche serie: mettere insieme il pranzo con la cena, sopravvivere.

Ad oggi quanto ti riconosci nei tuoi primi libri? Qual è la tua opera che detiene un posto speciale nel tuo cuore?

I libri sono le mie figlie e figli che non ho mai avuto. Li amo tutti alla stessa maniera come farebbe un buon padre di famiglia.

Prima di partire per i tuoi viaggi, cosa non deve mai mancare nella tua valigia?

La leggerezza, l’intuito, l’Amore per la vita.

Il tuo amore per le moto è innato, o è arrivato insieme alla voglia di viaggiare per scoprire nuove prerogative?

Io non sono un appassionato di motociclette, ne tantomeno di motori, non amo la velocità. Vado a passo lento e sono sempre stato molto prudente in sella, altrimenti con le scorribande che ho fatto in quelle aree remote se avessi tenuto un andatura scomposta o ultra veloce non sarei qui a raccontarlo. Il veicolo a due ruote è stata semplicemente una grande opportunità: il guardarsi intorno con stupore, il mio cavallo moderno.

Quanto è importante credere con fervore nei propri sogni? Qual è il tuo più grande sogno nel cassetto?

I sogni da realizzare sono il motore portante di tutto, non solo dei viaggi. Sognare a occhi aperti è la medicina che cura i mali dei nostri tempi tossici. E’ evasione pura a costo zero. Con i sogni si segano le sbarre di ferro delle prigioni mentali e fisiche.

Nei tuoi viaggi di esplorazione hai scelto di non utilizzare mai la tecnologia, attualmente come vivi il tuo rapporto con il mondo dei social network?

Utilizzo i social, solo ed esclusivamente, per veicolare i messaggi legati al mio lavoro:  i libri pubblicati, i reportage dei viaggi, i film in uscita. Mai e poi mai metterei in piazza la mia vita privata.

Hai un motto?

“Fede, fiducia e speranza.”

Cosa consiglieresti a chi vuole approcciarsi alla scrittura?

Di continuare a scrivere, di farlo non pensando mai a chi ti leggerà, o a quante copie venderai del tuo libro, scrivi solo ed esclusivamente per il tuo bene e passione personale.

Hai incanalato la tua energia esprimendoti a livello artistico, tra cinema, recitazione, libri, viaggi, musica e pittura. Trovi la felicità nell’arte? Cosa ti regala più gioia?

Il fatto di potermi esprimere e di potere condividere queste esperienze. L’arte è una compagna meravigliosa, con lei condivido tutto anche la parte più intima della mia anima. Con lei non potrei mai mentire.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Non ho progetti futuri. Vivo un solo istante, un solo giorno alla volta, l’attimo fuggente.

Pubblicato da Emozionienozioni

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