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Intervista a Riccardo Maffoni da Sanremo a Faccia

Riccardo Maffoni

Intervista a Riccardo Maffoni dalla sua vittoria al festival di Sanremo al suo nuovo album Faccia.

Dalla sua vittoria sul palco Ariston del Festival di Sanremo ad oggi con il nuovo album Faccia, la sua musica si è sempre contraddistinta. Riccardo Maffoni è un cantautore con la musica nel dna, la musica è la sua linfa vitale ed è possibile percepirlo ascoltando i suoi brani. È un Artista con la A maiuscola e contemporaneamente è una persona umanamente molto profonda. Le sue canzoni sono autentiche e innovative, possiedono il perfetto connubio tra testi poetici e sonorità coinvolgenti, sono delle canzoni estremamente originali ed intense. Il panorama musicale è in continua espansione e tra gli innumerevoli artisti Riccardo Maffoni si distingue palesemente, è un sole che irradia una luce splendente. È un cantautore che parla direttamente all’anima, i suoi testi sono delle riflessioni che regalano messaggi immensamente importanti. Riccardo Maffoni conferisce al suo nuovo album, “Faccia”, un concetto che comunica concretamente la consapevolezza, la voglia di metterci la faccia e continuare nonostante tutto.

Ciao Riccardo! Sei un cantautore che si distigue per la sua immensa profondità. Sei un poeta, il tuo cuore grande si percepisce in ogni tuo brano. La tua musica è un viaggio attraverso sentimenti e immagini suggestive con sonorità evocative e coinvolgenti. Come nascono le tue canzoni?

Le canzoni nascono da un’emozione, da qualcosa dentro che mi scuote. Sono una persona molto naturale, istintiva, ma allo stesso tempo riflessiva, credo che le mie canzoni arrivino dal mio subconscio, dallo strato di sensazioni che accumulo nell’arco del tempo, può essere una giornata, come anche un attimo. Di solito impiego molto poco a scrivere una canzone, lascio fluire le parole e la musica. Potrei dire che il 90% di un brano richiede circa 5 o 10 minuti, a volte poi lo finisco in pochi giorni, altre volte lo accantono e lo finisco dopo un mese, o anche di più, a volte la canzone nasce già finita, voglio dire, senza cambiarne neppure una parola. Generalmente parto dalla musica ma non è una regola, posso iniziare dal testo, o da un idea di batteria, o un riff di chitarra, o un ritornello che mi suona in testa. Cerco di essere molto libero, cerco di farlo in modo molto naturale, senza condizionamenti o influenze. Scrivere una canzone è come camminare o mangiare.

Nei tuoi testi tratti tematiche molto autentiche ricche di significati intrinsechi estremamente importanti e contemporaneamente si denota immediatamente la tua incommensurabile sensibilità. Qual è la canzone a cui sei più legato?

Non credo di averne una, sono legato a tutte per motivi diversi. “Faccia” per esempio è una canzone che in questo momento sento molto, è qualcosa che vivo tutti i giorni, la voglia di metterci la faccia, di continuare nonostante tutto. “Sole negli occhi” è la canzone con cui mi sono presentato sul palco dell’Ariston, sicuramente la canzone che mi ha dato più visibilità, ma come dicevo, potrei andare avanti a citare ogni brano trovando un forte legame con ognuno, sono come dei “figli”, li ami incondizionatamente.

Qual è la città più bella dove hai cantato?

Ho avuto la fortuna di suonare in città stupende, in Italia ma anche in Svezia, Germania, negli Stati Uniti. Potrei dirti che suonare in città come Roma, Milano, Firenze è qualcosa di incredibile. Sai che stai portando la tua musica in luoghi senza tempo, posti dove le persone vivono da secoli, millenni, dove l’arte si respira nelle strade, allo stesso tempo ritrovarsi a New York o Miami è come essere dentro un sogno, nell’America dove è nata la musica rock alla quale devo tanto. Forse la città più bella è la propria città, dove ci si sente veramente a casa, dove si rivedono le facce dei tuoi amici, della tua gente, dove ti seguono da quando eri un ragazzino. Il palco è la mia casa, ma suonare nella mia città, Orzinuovi, nella mia terra, è sempre qualcosa di molto intenso, qualcosa che ha radici che vanno oltre la musica, è essere parte di una comunità, condividere le proprie emozioni, la propria vita attraverso la mia musica.

La canzone “Provate voi” è un magnifico inno alla solidarietà, è un brano che tocca l’anima, commuove fortemente facendo riflettere sul fenomeno dell’immigrazione. È un invito a immedesimarsi e a mettersi nei panni degli altri per comprenderli pienamente. Secondo te concretamente la gente quanto è inclusiva attualmente nei confronti del prossimo?

Provate Voi è una canzone molto provocatoria. E’ un invito a riflettere, un invito a pensare, ad osservare meglio quello che ci capita intorno. Viviamo in una società votata al tutto subito, al profitto, all’individualismo, al farcela ad ogni costo, senza badare agli altri, l’importante sono gli obiettivi. Viviamo in un posto dove le immagini sono più importanti dei fatti, e le immagini molte volte sono false, e ci ingannano. Provate Voi invece riassume l’esatto opposto. Proviamo a guardare la realtà per quello che è, chiediamoci il perché di questa cosa, il perché accadono fatti che ignoriamo fin quando non arrivano nella nostra vita. Oggi dove tutto è veloce la nostra vita può crollare da un momento all’altro, non ci sono più sicurezza, e l’agiatezza del momento può diventare povertà in poco tempo, e se guardiamo a quello che sta succedendo ora ci sono decine e decine di casi di persone finite sul lastrico per  colpa della crisi, della pandemia o di altre disavventure. Non so quanto la gente sia pronta ad avere un senso di comunità, un senso di unione più elevato, ci sono sicuramente moltissimi casi nei quali sappiamo distinguerci per altruismo o bontà d’animo. Credo più che altro che  sia una questione di ritornare a essere semplicemente quello che siamo, esseri umani, con un cuore, una mente e uno spirito.

Quello che sei parla del tempo che scorre, dov’è più importante vivere? Presente, passato o futuro?

Il presente è la cosa più importante. Non possiamo cambiare il passato, e il futuro è domani, oggi è tutto quello che abbiamo, dobbiamo dare il massimo in questo momento, non fra qualche minuto, non dopo, non domani, adesso.

Sempre in Quello che sei affermi “sei quello che sei e non puoi cambiare”, una frase immensamente vera, ciascuno è unico e ognuno ha la sua strada. Vivere la propria vita per sé

Esatto, vuol dire guardarsi allo specchio, avere la consapevolezza di capire quello che siamo, nel bene e nel male, e affrontare la vita. Può sembrare una cosa semplice ma è spesso la causa di conflitti interni, di malumori, di malattie. Siamo bombardati dall’esterno, tv, internet, smartphone, social, che ci dimentichiamo di guardarci dentro, di capire veramente cosa abbiamo dentro. Abbiamo tutti un talento, dobbiamo solo capire qual è il nostro. Non dobbiamo cercare di essere qualcun altro solo perchè questo qualcuno è famoso o è una star, dobbiamo cercare la nostra essenza ed essere il nostro sogno vivente.

Le ragazze sono andate ripercorre le dinamiche delle ragazze che salgono sul treno della vita. Qual è la destinazione bramata dal treno della vita?

Il treno della vita è parte del mistero stesso della vita. Voglio dire, saliamo su mille treni cercando di arrivare a questa o quella meta per poi scendere a metà strada, delusi, affranti, col cuore spezzato. Alla fine quello che conta non è la destinazione, ma il viaggio, la vita è un viaggio, e nella canzone le ragazze scelgono di affrontarlo, nonostante le difficoltà e i soprusi che una donna si trova molto spesso a subire in una società maschilista come la nostra. Pensavo a questo quando ho scritto questa canzone, alla figura della donna, come centro della famiglia, della società, in quanto portatrice del miracolo della vita, eppure allo stesso tempo così minimizzata e sempre costretta a dimostrare di essere all’altezza degli uomini.

Sette Grandi è una carica di energia allegra e spensierata, parli anche di una gita su marte, a proposito di viaggi… qual è il luogo più bello che tu abbia mai visitato?

Uno dei posti più belli nei quali io sia mai stato è sicuramente Key West, questa isoletta degli Stati Uniti a 90 miglia da Cuba, immersa praticamente nell’oceano. Ancora più sorprendente è la strada per raggiungerla, un’autostrada che viaggia dal sud della Florida dentro all’oceano per circa 100 miglia. Sembra di essere letteralmente fuori dal mondo, guidando con la propria auto su questo ponte infinito nel bel mezzo del blu. L’arcipelago delle Isole Keys è un insieme di isolette nel sud della Florida, e Key West è proprio l’ultima, il punto più a sud degli Stati Uniti. In questa cittadina si respira un’aria caraibica e il tempo sembra non passare mai. Hemingway ha vissuto qui e la sua casa e i suoi gatti sono diventati ora una sorta di museo aperto al pubblico. Anche Jimmy Buffett un cantautore americano molto famoso negli Stati Uniti si è trasferito a Key West dove ha aperto addirittura un locale ed un negozio di merchandising. E’ facile innamorarsi di un posto magico come questo.

“Oggi piove, sembra che tutto si sia fermato intorno a me. Oggi piove resto qui, tutto è immobile intorno a me ed io non so perché non sei qui con me”, la pioggia è realmente uno stato d’animo?

Credo che la pioggia sia la metafora di una condizione di stagnamento mentale. Nella realtà la pioggia può complicare le piccole cose di tutti i giorni, basti pensare al traffico in una giornata di pioggia, tutto rallenta. Nella canzone “Senza di te” parto da questo stato d’animo, questa pioggia che rende tutto immobile, questa sensazione di impotenza di fronte agli eventi della vita. Ricordo di averla scritta una domenica. Stavo aprendo il cancello di casa mia, pioveva, non c’era nessuno in giro, per un istante mi sono guardato attorno ed ho cominciato a canticchiare proprio i versi che hai citato tu. Sono entrato in casa, ho preso la mia chitarra e ho finito di scrivere la canzone, ma l’ispirazione era nata in quel momento, mentre aprivo il cancello, in quegli attimi di solitudine sotto la pioggia.

Scala D è un brano strumentale armonioso e soave. Com’è nato?

Nasco come chitarrista, per anni sono stato interessato solamente alla chitarra, la studiavo giorno e notte. Suonare la chitarra era il mio unico scopo. Poi ho spostato l’attenzione sulla canzone, sulla composizione e sono entrato in un nuovo mondo, il cantautore, e solo con la mia chitarra potevo creare musica e testo, potevo cantare le mie canzoni. Oltre a scrivere canzoni nel senso classico del termine mi capita di scrivere anche brani strumentali che ho però sempre accantonato, questa volta invece, ho deciso di inserire Scala D nel mio album. Quando registro un disco nuovo cerco sempre di creare una scaletta che abbia il senso di un racconto, ogni canzone deve avere un legame con quella successiva, deve esserci armonia tra i pezzi. Quando stavo lavorando all’album Faccia prima di Tommy è Felice che è l’ultima canzone avevo la sensazione che qualcosa non andasse, c’era bisogno di un momento diverso. “Tommy è felice” è un brano molto intimo, solo voce e piano e sentivo il bisogno di accompagnare l’ascoltatore a questa canzone, così ho inserito Scala D. E’ un brano strumentale incentrato su poche note, è molto d’atmosfera, è l’ultimo sguardo alla strada dopo esser tornati da un lungo viaggio, l’ultimo sguardo prima di ritornare nella propria casa, ai propri affetti. Il viaggio in questo caso è l’album, e l’ultima canzone è un po’ come tornare a casa, tornare ai miei esordi di cantautore, senza arrangiamenti, solo la mia voce, uno strumento e un testo pieno di immagini.

In “Faccia” dichiari che non è tutto qui, ci vuole faccia per resistere al peggio. Devi essere un duro per imparare a restare solo. Quanto pensi che la solitudine sia un fenomeno in crescita?

Si, onestamente credo che ci sia un senso di solitudine in crescita, dettato da questo nuovo stile di vita. Siamo tutti connessi, siamo sempre in contatto con qualcuno, ma manca il contatto umano, manca la vicinanza. Siamo immersi nella comodità, siamo pieni di oggetti che ci collegano con i nostri amici, compagni, figli, non abbiam bisogno di incontrarci per dirci questo o quello, basta un messaggio su whatsapp, stiamo perdendo il senso umano della comunicazione, abbiamo delle faccine che mostrano il nostro stato d’animo, non vediamo il nostro amico con i nostri occhi che sta male, o sorride o sta piangendo, vediamo una faccina che piange o ride. Non sentiamo il suono della sua voce, diverso a seconda dei momenti, leggiamo delle parole con un carattere uguale per tutti, per tutto il mondo, Guardiamo i nostri cari dentro uno schermo, siamo persi dentro questi piccoli schermi, ci perdiamo la vita là fuori. Scrivere canzoni implica anche una grande quantità di tempo passata in solitudine, ma ho imparato che c’è molta differenza tra essere soli e sentirsi soli. Quando suono la mia chitarra a casa, quando mi metto al pianoforte non mi sento solo, sono in compagnia della mia musica, della mia energia, delle mie emozioni, sto creando, sto scrivendo, immerso in un momento artistico, non mi sento affatto solo, al contrario, mi sento vivo, completo! Oggi la tecnologia sta prendendo il sopravvento anche sulle piccole cose della vita e con essa uno stile di vita piatto e freddo. Ovviamente la verità sta sempre nel mezzo e tutto quello che ci arriva non è così negativo come può sembrare, anzi, ma non bisogna perdere di vista le cose importanti della vita, questa è la lezione più importante che ho imparato.

Un brano anticonformista e sincero con un ritmo incalzante e ipnotico L’uomo Sulla Montagna parla del buio che cresce dentro, nessuno vede veramente cosa si prova davvero. In fondo la montagna è dentro ciascuno, la bellezza è proprio nell’accogliere le proprie emozioni.  Quanto è importante guardarsi dentro?

Credo sia importante guardarsi dentro, restare curiosi, cercare sempre una nuova strada, una nuova luce, non accontentarsi di quello che ci viene detto, cercare la verità. L’uomo sulla montagna è una canzone sulla solitudine, sulla rabbia, sulla voglia di lasciarsi tutto alle spalle e di scendere dalla montagna, con coraggio, consapevoli dei rischi e delle brutture che si possono incontrare lungo il cammino ma con la fiducia che ci spinge a fare un passo alla volta. A volte ci si può perdere lungo il percorso, è importante continuare nella giusta direzione, seguire l’istinto, ascoltare la voce che abbiamo dentro. Abbiamo dentro un grande tesoro e molto spesso ce ne dimentichiamo.

Nella canzone Tommy È Felice parli del cuore in piena e del momento giusto, come si comprende il momento giusto? Sempre nello stesso brano parli di un libro che legge il protagonista della canzone, quale libro consiglieresti?

Credo che il momento giusto sia qualcosa che dobbiamo capire da soli. Nessuno può dirti cosa è veramente giusto per te, nessuno può dirti chi sei veramente, in cosa devi credere, come devi pensare. Dobbiamo imparare a fidarci delle nostre sensazioni e farci travolgere dalle nostre intenzioni, ecco cosa vuol dire avere il cuore in piena, anche se nella canzone parlo di una situazione molto particolare, parlo della storia di un uomo che dopo aver passato del tempo in prigione cerca di rimettersi in riga. Un libro che consiglio è “I capelli di Harold Roux” di Thomas Williams, un romanzo sublime, sorprendente.

Il brano Cambiare è una riflessione autentica e viscerale, la vita è una ruota che gira, qual è il reale valore del cambiamento? Il mutamento è una ricchezza o uno svantaggio?

Il cambiamento è qualcosa che deve venire da dentro, deve essere qualcosa che sentiamo, una necessità e non una mossa superficiale o dettata dall’esterno. Possiamo cambiare vestiti, pettinatura, ma se veramente vogliamo cambiare dobbiamo partire da noi stessi, dalla nostra parte più intima e personale, e soprattutto quello che conta è cercare di migliorare, migliorare noi stessi, il nostro rapporto con gli altri, il nostro modo di porci in questo difficile mondo.

È ideale per il particolare momento che sta affrontando il mondo per via del covid, una canzone che infonde coraggio Il Mondo Va Avanti “Indietro non si torna, il mondo va avanti e siamo così in tanti a farci mille guerre. Ma la gente continua a sperare, continua a lottare, perché tutto va avanti e la vita ci sorriderà”. Come stai vivendo il periodo delicato del coronavirus?

Un po’ come tutti sto cercando di capire quale sarà la situazione nei prossimi mesi. Se penso al mondo della musica vedo un grande punto interrogativo. Noi artisti stiamo cercando di darci da fare, di trovare nuove soluzioni, non poter fare concerti è qualcosa che toglie ossigeno alla nostra categoria. Personalmente considero il concerto il momento più bello di questo lavoro, più intenso, l’incontro con il pubblico è qualcosa di indescrivibile, uno scambio di energia incredibile, adrenalina pura, e mi manca molto in questo periodo, mi manca salire sopra un palco e buttare fuori tutto quello che ho dentro, metterci tutta la passione possibile. Onestamente è molto difficile, ma dobbiamo andare avanti, dobbiamo continuare  a credere che usciremo da questo pantano   e saremo più forti di prima, non dobbiamo farci abbattere dalle circostanze anche se a volte è veramente dura e sembra non arrivare mai la fine del tunnel.

Nel testo del meraviglioso brano con cui hai vinto Sanremo canti “Ad aspettare, ad aspettare chi, voglio uscire da qui, non posso vivere più così, odio questa malinconia”, qual è la sola cosa da fare per uscire dalla malinconia?

Non credo ci sia una sola cosa da fare, penso sia qualcosa di molto soggettivo. Personalmente la musica è qualcosa che mi ha aiutato molto nella mia vita. La musica mi ha protetto, ha dato un senso alla mia esistenza, ha creato un prima e un dopo, mi fa sentire vivo e mi tiene lontano dalla malinconia, dalle tristezze della vita. Non va sempre tutto bene, ma la musica forse è la cosa che più mi ha aiutato ad affrontare le mie paure e le mie insicurezze, mi ha aiutato a crescere e diventare un uomo.

Da piccolo seguivi il festival di Sanremo?

Quando ero un bambino, negli anni 80, il festival era molto seguito anche a casa mia. All’epoca non c’erano tutti i canali che ci sono ora e non esisteva internet, non c’era tutta l’offerta che c’è oggi e alla sera dopo cena si guardava la televisione. Il Festival era molto seguito e sentito a livello nazionale, molto più di quanto lo sia oggigiorno.

Come hai vissuto la vittoria Sanremese?

Ho sempre pensato che la cosa più importante fosse scrivere canzoni, e le penso tuttora, scrivere canzoni, creare, mantenere vivo un discorso interiore e personale, di arricchimento, attraverso l’arte, attraverso la musica. La vittoria di Sanremo è stato un notevole passo avanti verso la notorietà. All’epoca, il 2006, venivo da un album pubblicato nel 2004 per la Warner (Storie di chi vince a metà), le vittorie di Castrocaro nel 2002 e Premio Ciampi nel 2000, la partecipazione a Musicultura nel 2001, ma Sanremo ha avuto un impatto ancora più grande sulla mia carriera. Cantare in diretta televisiva sapendo che a casa circa 10 milioni di spettatori ti stanno seguendo è qualcosa difficile da spiegare. Ho cercato di viverla pensando come sempre al motivo per il quale mi trovavo in quella situazione, ovvero la mia musica, le mie canzoni, la mia passione.

Restando sempre all’interno del tema Sanremese: recentemente sono stati resi noti i nomi dei partecipanti alla prossima edizione del festival, seguirai la manifestazione?

Onestamente non seguo più il festival come succedeva quando era piccolo, spesso anche per semplici  impegni professionali in coincidenza con le serate. Credo che ci sia troppa carne al fuoco e si sia perso il vero senso del festival, ovvero “della canzone italiana”. Capisco che i “tempi cambiano”, che le esigenze non sono più quelle di 20 o 30 anni fa, ma personalmente faccio fatica a seguire un programma così lungo per una settimana intera. Non critico la produzione e il lavoro di decine di persone che ogni anno si impegnano al massimo per creare lo spettacolo migliore possibile, semplicemente non sono più riuscito a seguirlo con interesse. Quest’anno non so, non mi precludo niente, vado a sensazioni, seguo l’istinto, seguo la musica, soprattutto, le emozioni che mi trasmette.

Inoltre Mi Manchi Di Più “Il tuo viso che ricordo e non scordo, è la cosa più bella che c’è ancora dentro me”, insieme a Sotto La Luna, “Sotto la luna il mondo è tutto per me, non ho bisogno di altro perché ci sei te, non voglio altro che un sogno infinito insieme a te”, sono due splendide dichiarazioni d’amore. Quanto pensi siano importanti i sentimenti oggigiorno?

Per me i sentimenti sono la cosa più importante. Siamo umani, proviamo sentimenti, siamo vivi! Una vita senza sentimenti cosa sarebbe? La profondità del sentimento dell’amore cambia la vita delle persone, è alla base della vita stessa. Ho la fortuna di essere un artista, ho la fortuna di poter racchiudere nelle mie canzoni i sentimenti, le emozioni, la rabbia, la gioia, la tristezza, la vita che vivo tutti i giorni. E’ anche un modo per scoprirmi, per conoscermi, nel corso degli anni, è come specchiarsi, e notare delle rughe, o dei capelli bianchi. Sono sempre me stesso, ma il mio corpo cambia, la mia visione delle cose cambia, i miei stati d’animo cambiano, non è solo invecchiare, è crescere, diventare adulti, diventare saggi, cercare la propria essenza.

In quale emozione ti rispecchi maggiormente?

Non saprei, non mi sono mai posto questa domanda, e inoltre credo di essere sempre in continuo movimento, oggi potrei provare emozioni di rabbia, domani di gioia. Mi rispecchio nel risveglio, nella presa di coscienza delle proprie possibilità.

Le parole danno forma al mondo, qual è la tua parola preferita?

Una parola che ultimamente mi risuona spesso in testa è consapevolezza. Credo che il mio ultimo album “Faccia” ruoti proprio attorno a questa parola. La consapevolezza.

Pubblicato da Emozionienozioni

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