Intervista a Matteo Tiraoro: i suoi libri e la sua musica

Intervista a Matteo Tiraoro: i suoi libri e la sua musica.

Singolare ed evocativo, Matteo Tiraoro, è uno scrittore caratterizzato da uno stile narrativo coinvolgente ed intenso, è davvero una delle migliori rivelazioni letterarie degli ultimi anni.

L’autore, Matteo Tiraoro, esprime straordinariamente concetti e sentimenti riuscendo a emozionare profondamente.

Leggendo i suoi libri ci si immerge totalmente nelle trame intrecciate e piene di colpi di scena.

Fin dalle prime righe le sue trame introspettive ed intriganti colpiscono con scorrevole fluidità, il suo sguardo si estende affidandosi alla speranza e portando verso nuovi orizzonti.

Nel 2012 ha pubblicato il suo primo romanzo, “Clinica mente“, seguito nel 2015 dal thriller “Il riflesso del Leone” e nell’Ottobre del 2019 è avvenuta l’uscita del romanzo “Il ritmo dell’alba“.

Matteo Tiraoro, ha viaggiato molto per presentare i suoi libri e non solo, è anche un grande musicista, l’arte è la sua linfa vitale e da anni ottiene riscontri entusiastici.

Riesce a dare forma a delle storie sviluppate in maniera impressionante con una prosa eccezionale.

In tutte le sue opere è palese un’esplorazione dell’animo umano scrutandone le sue dinamiche, le sue ansie e le sue fragilità precarie, rincorrendo i propri sogni alla ricerca di un’agognata felicità.

Matteo Tiraoro, interseca in maniera impeccabile concetti ponderati e attuali, sottolieando il valore assoluto del tempo e le diverse prospettive delle personalità dei protagonisti delle sue storie.

Attraverso i suoi libri riesce a dipingere le storie con splendidi colori vividi che riescono a trasmettere l’alchimia dei luoghi e dei personaggi.

Matteo Tiraoro

Ciao Matteo, sei giovanissimo e hai già pubblicato ben tre libri formidabili, dei capolavori senza tempo. Com’è nata la tua passione per la scrittura? Sei da sempre appassionato della scrittura o è una passione che hai coltivato successivamente?

Non esageriamo i capolavori senza tempo sono altri, non di certo i miei.  Cerco di fare del mio meglio in tutto quello che faccio. Scrivo per passione e per necessità. La mia formula di pubblicazione è interamente autofinanziata, mi appoggio ad uno studio che mi permette di pubblicare i miei libri che si trovano esclusivamente su Amazon sia in versione cartacea che eBook. Scrivere è una forma d’espressione e personalmente direi una valvola di sfiato, oserei dire quasi un anestetico che mi aiuta ad affrontare la vita. Una passione che coltivo da sempre ma che solo dal 2012, con la mia prima pubblicazione, ha trovato un senso ancora più gratificante.

Nel momento in cui inizi a scrivere i tuoi libri hai già prefissato lo sviluppo dei tuoi  racconti? Generalmente nascono prima i personaggi o le storia?

Il mio primo romanzo (Clinica mente) era nato per sfogo personale. Ho creato un personaggio per dare voce ai miei pensieri, poi ho inserito una trama per rendere godibile il romanzo dai lettori. In quel caso la trama è nata poco alla volta senza sapere in dall’inizio dove mi avrebbe portato. Nei romanzi successivi invece era già tutto pianificato e diviso in capitoli fin dall’inizio; non mi è rimasto che scriverli. La trama diventava la mia linea guida e tutto il resto (personaggi e ambientazioni) è stato sviluppato come in un grande quadro. Ovviamente non senza difficoltà ma con una dose di esperienza in più.

Per scrivere i tuoi libri ti ispiri a storie autobiografiche o le vicende sono tratte da episodi che osservi intorno a te? Quanto incide il mondo che ti circonda nella realizzazione dei tuoi lavori?

Dico sempre che chi scrive, generalmente, lo fa di cose che vede, che ha vissuto. Parto dalla realtà aggiungendo sempre una dose di creatività. Creo i personaggi fondendo più persone che mi ispirano, nasce sempre qualcosa di interessante. Senza il mondo che mi circonda i miei lavori non esisterebbero. Mi piace che le storie che scrivo siano credibili e offrano se possibile degli spunti di riflessione.

Le vite dei protagonisti dei tuoi libri si intrecciano come un’odissea nel corso della narrazione, quanto è stato complicato seguirne le diverse personalità?

Lo studio sui personaggi è fondamentale. Ho imparato soprattutto nell’ultimo libro a creare prima di tutto dei personaggi ben definiti. Li descrivo su appunti che assumono la forma di veri e propri identikit. Sia esternamente ma soprattutto interiormente, come parlano, come si esprimono… A volte in questi appunti accosto anche delle foto per fissarli meglio nella mente in modo da averli sempre bene in mente quando entrano in scena. Non è detto che tutto quello che descrivo nei miei appunti su un personaggio poi vada a finire nel testo. In ogni caso a quel punto è più facile gestirne le diverse personalità.

Correva l’anno 2012 quando hai pubblicato il tuo primo libro, Clinica Mente, un thriller coinvolgente ed imprevedibile, caratterizzato da uno stile fluido che si legge tutto d’un fiato. Quanto c’è di te stesso nel protagonista Giulio?

Giulio, come detto in precedenza, è un personaggio che era nato per dare voce ai miei pensieri. Naturalmente mi rappresenta molto a livello caratteriale, poi la percentuale di fantasia lo ha completato. Non volevo che fosse troppo autobiografico. Ci tengo in ogni caso a dire che nonostante il romanzo, in questo caso, sia scritto in prima persona non rappresenta la mia biografia. Facilmente in questi casi si tende a confondere il protagonista con l’autore. In realtà si tratta di una tecnica per avvicinare più facilmente il lettore alla storia e farlo immedesimare in maniera più realistica nelle situazioni.

In Clinica Mente non accenni a luoghi riconducibili alla realtà, è una scelta voluta o una pura casualità?

L’idea era quella di universalizzare la storia il più possibile. Volevo che fosse godibile per qualsiasi lettore a prescindere dalla città o dalla periferia da cui venisse. 

Matteo Tiraoro

È impossibile non sottolineare le problematiche sociali rilevanti, sempre in Clinica Mente, sono dei temi difficili, ma sei riuscito ad affrontarli con un linguaggio diretto e introspettivo. Cosa consiglieresti a chi come Giulio attraversa una crisi esistenziale?

Non sono nessuno per dare consigli su temi così forti. Il percorso di ognuno di noi è talmente personale che quello che può valere per qualcuno, può non valer nulla per qualcun’altro. La ricerca dell’equilibrio e della felicità può avere mille strade diverse anche perché gli obiettivi non sono uguali per tutti. Ripartire dalle piccole cose, dalle cose semplici, un passo alla volta, credo sia una regola abbastanza valida per tutti.

Matteo Tiraoro

Parecchie scene del libro “Il riflesso del Leone” sono ambientate all’interno di un ospedale, è uno scenario immaginario o  ti sei orientato tenendo a mente un luogo realmente esistente?

L’ospedale civile di Venezia è un posto reale. Tutte le ambientazioni di quel romanzo sono reali. Venezia offre uno scenario ideale per un thriller senza dover inventare nulla.

Le copertine dei tuoi libri sono molto emblematiche, come nascono? Ti lasci coinvolgere in prima persona durante il processo della loro realizzazione?

Le copertine dei miei libri sono la bella copia delle mie idee grossolane. Il merito è di Sara Perini la Art Director che cura le immagini di copertina dei miei libri basandosi sui miei schizzi. Poi i font accattivanti utilizzati e le impaginazioni sono merito di Mirko Visentin che fin dall’inizio segue le mie pubblicazioni.

Nei tuoi racconti descrivi dettagliatamente i luoghi di Venezia, città in cui hai trascorso la tua infanzia, quali emozioni provi ogni volta che ripercorri le strade che ti ricordano quando eri bambino?

La città è cambiata drasticamente sebbene l’immagine da cartolina non cambi mai. La realtà è che è stata quasi interamente svuotata della sua essenza. Una città non è fatta solo dai suoi monumenti o dai suoi musei. Mancano sempre di più le persone che la abitano e che la vivono. Nei campi e nei campielli raramente potrai sentire bambini che giocano, mamme che gridano, persone che chiacchierano… camminare nell’ombra di quello che c’era non può che provocare nostalgia.

Nel tuo libro, “Il ritmo dell’alba”, riesci a scandire la potenza dei sogni evidenziandone la loro importanza vitale. Lanci un messaggio molto attuale, i tre protagonisti hanno il comune denominatore dei loro sogni. Come pensi avvenga il fenomeno della rinascita verso l’alba?

Dobbiamo avere degli obiettivi, spostare in avanti le nostre aspettative per dare un senso alle nostre vite. Dobbiamo cercare di volare alto. Il rischio altrimenti è di ridurre le nostre giornate nel loop dormire mangiare lavorare… il loop perfetto per essere morti ancor prima di vivere; il modo perfetto per non vedere mai l’aurora. Ognuno dovrebbe rincorrere la propria alba migliore. Ci vuole coraggio e dedizione. Qualsiasi sia il nostro orizzonte non dobbiamo cadere nell’accidia.

Matteo Tiraoro

Nella lettura del libro “Il ritmo dell’alba” si avverte fortemente la tua esortazione a inseguire i propri desideri per gestire al meglio la propria vita: quanto riesci a vivere i tuoi sogni?

Cerco di dare valore al mio tempo. Il sale delle nostre vite è seguire i nostri sogni, le nostre passioni. Faccio il possibile nonostante gli impegni lavorativi e familiari lo rendano difficile. Credo sia un sacrificio che vale la pena fare. A volte mi volto indietro e sono fiero di quello che ho fatto e questo mi da motivazione a proseguire su questa strada finchè ne avrò le forze.

Matteo Tiraoro

Hai mai pensato a una trasposizione cinematografica o televisiva dei tuoi libri? Quale attore vorresti per interpretare il personaggio carismatico, e scrutatore dell’anima, chi sceglieresti per il ruolo di Giulio?

I miei libri sono molto cinematografici. Più volte ho scritto interi capitoli delle mie storie immaginandoli proprio come scene di un film. Più di qualche lettore l’ha notato e questo non può che farmi piacere. Come attore mi piace molto Elio Germano ma per come ho immaginato Giulio dovrebbe mettere su qualche chilo…

Quanto avverti la responsabilità di condividere concetti che attraverso le tue storie danno vita a mondi nuovi che diventano parte del mondo dei tuoi lettori?

Scrivo sempre cercando di essere onesto con me stesso, senza voler esser profetico e provando a non tradire le mie idee. Vedo che questo incontra il gusto di molte persone. Questo mi da tranquillità. Sono cosciente che non tutti possono condividere certi pensieri e piacere a tutti è impossibile. Credo fermamente in quello che faccio, con tutta la mia anima, metto le mie storie sul piatto e le offro ai lettori a cuore aperto… a quel punto la responsabilità non mi pesa.

Matteo Tiraoro

Sei amatissimo per i tuoi libri particolari e originali, cosa provi quando ricevi gli elogi dei tuoi lettori?

Vivo del feedback dei lettori che cerco sempre di utilizzare in modo costruttivo nei lavori successivi. Gli elogi fanno davvero piacere e non sarebbe normale se non fosse così. Tendo a dare più importanza alle critiche negative purché costruttive.

Di quale altra forma d’arte non puoi fare a meno oltre alla scrittura?

Senza ombra di dubbio senza musica non vivrei.

Matteo Tiraoro

Esistono dei particolari momenti della giornata, o dei luoghi, o dei generi musicali, che contribuiscono a dare vita alla tua ispirazione?

Tutto entra nei miei libri a 360 gradi. Metto insieme un sacco di informazioni che provengono da mondi differenti. Mi riconosco una sorta di predisposizione a “unire i puntini” e creare cose originali.

Di quale autore potresti parlare ininterrottamente? Quali sono gli scrittori che preferisci?

Uno su tutti Simon Beckett… adoro il suo stile e credo mi abbia influenzato parecchio. Quando leggo mezza pagina di un libro di Zafon, ad esempio, capisco che non sarò mai uno scrittore di quel livello…

Matteo Tiraoro

Se provassimo a sbirciare tra le pagine del tuo prossimo racconto, come lo descriveresti in tre parole?

Fango, avventura, mistero.

I tuoi libri entusiasmano e si leggono rapidamente, in quanto tempo li scrivi di solito?

Trovare il tempo di scrivere per me è sempre un bel problema ed è per questo che la fase di stesura dei miei lavori non dura mai meno di 8 mesi.

Quando giungi alla conclusione dei tuoi libri ti mancano i mondi che hai creato?

Alla fine è come avere dei figli… da quel momento restano sempre con te.

Torniamo a Giulio, un personaggio maestoso con un carattere dalle mille sfaccettature descritte magistralmente, hai pensato di scrivere una sua nuova avventura?

Attualmente non è in programma, ma mai dire mai.

Matteo Tiraoro

Quanto è arduo per un artista spiegare il proprio punto di vista riguardo le sue opere?

Descrivere il proprio lavoro è sempre una prova difficile. Non è più l’artista che osserva da un angolino, nell’ombra il mondo e crea la sua opera, ma è un cambio di prospettiva e cioè: è il mondo che guarda l’artista nudo e crudo al centro della scena che deve spiegare la sua opera. Non a caso spesso è meglio farsi aiutare. Tante parole a volte non rendono l’idea della pennellata che ha dato il pittore.

Come stai vivendo la pandemia in corso?  Ha modificato il tuo approccio alla scrittura?

Il periodo è difficilissimo.Il protrarsi di questa condizione per un lungo periodo sta mettendo a dura prova anche i caratteri più forgiati. Cerco di tenere la mente occupata con nuovi progetti come per esempio una piccola collana di racconti brevi ispirata ai 7 Vizi Capitali che stiamo pubblicando in collaborazione con una sigla sindacale e dedicata a un gruppo di lavoratori. Il mio approccio alla scrittura in questo caso è un po’ adattato ai fini del progetto. Il taglio diventa più diretto nonostante sia ricco di parallelismi. Nel nuovo romanzo in cantiere invece il mio stile non cambia.

Quanto pensi sia importante la lettura attualmente?

Inutile dire che tutti dovremmo sforzarci di usare meno gli smartphone e prendere in mano i libri che sono uno dei pochi modi che ci rimangono per accendere il cervello.

Matteo Tiraoro

Spesso condividi sui social network le tue letture, quale libro stai leggendo attualmente? Quale libro consiglieresti?

Cerco di leggere di tutto. Ho appena finito “La luna e i falò” di Cesare Pavese, ho già cominciato l’ultimo di Glenn Cooper.

Quali emozioni percepisci rileggendo i tuoi libri a distanza di tempo?

Non rileggo i miei libri perchè prima di pubblicarli li ho riletti talmente tante volte che non provo nei loro confronti un senso di attrazione.

La pagina facebook ufficiale di Matteo Tiraoro

www.facebook.com/matteotiraorolibri

Matteo Tiraoro

Matteo Tiraoro, Il ritmo dell’acqua

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Matteo Tiraoro, Il riflesso del Leone

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Matteo Tiraoro, Clinica Mente

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Pubblicato da Emozionienozioni

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