
Emozioni Nozioni ha intervistato i Modivari, progetto capace di muoversi con naturalezza tra scrittura riflessiva e slancio visionario, dove il groove diventa linguaggio emotivo e il surreale una lente attraverso cui osservare la realtà. Con il nuovo singolo “Caracas”, il duo romano firma un brano nervoso e pulsante, che unisce istinto funk, immaginario indie e una profondità narrativa tutt’altro che scontata.
“Caracas” è una soglia simbolica: un luogo mentale in cui sogno e paura si incontrano, si confondono e si mettono alla prova. Tra improvvisazioni in studio, riferimenti letterari e una forte attenzione alla dimensione live, i Modivari raccontano un percorso artistico in continua evoluzione.
“Caracas” è descritto come un brano dal tiro indie groove e funky-orientato. Come avete scelto questo approccio sonoro e come si lega al tema del brano?
<<Da appassionatə del mondo musicale libero degli anni ’70, ci siamo lasciati ispirare dalle ritmiche funk tipiche di quel periodo per rappresentare la corsa infinita del protagonista. Cercavamo un andamento incalzante, capace di trasmettere quella sensazione di essere un po’ sulle spine per quasi tutta la durata del brano>>.
La città di Caracas nel titolo non è geografica, ma metaforica. Potete spiegare meglio cosa rappresenta questo “limite estremo e surreale” nella vostra musica?
<<Il surrealismo è una corrente letteraria da cui attingiamo spesso, perché crediamo che una canzone non debba soltanto “abitare la terra”, ma che possa essere anche vissuta come una piccola esperienza ultraterrena. La fuga verso la città immaginaria di Caracas è il pretesto per raccontare quel confine sottile tra il desiderio di realizzare i propri sogni e la paura, paradossale, che nasce nel momento in cui ci si avvicina davvero a realizzarli>>.
Nel comunicato parlate del dualismo sogno-incubo: come avete tradotto questa tensione emotiva nella composizione e negli arrangiamenti del brano?
<<Abbiamo cercato di ripristinare questo dualismo lavorando sul contrasto costante tra il core ritmico del brano e il tessuto delle nostre voci, come se queste fluttuassero sopra basso e batteria. Nel “primo speciale” (la sezione che entra subito dopo il primo ritornello) ci siamo divertitə a ricreare l’atmosfera tensiva di un incubo, lasciando spazio anche a un pizzico di ironia>>.
La collaborazione con il produttore Matteo Bottini e con Nicolò Farfante e Matteo De Cubellis è stata centrale. Quali momenti creativi vi hanno segnato durante la registrazione?
<<Assolutamente. Uno dei ricordi più belli delle registrazioni è legato proprio al “primo speciale”, di cui parlavamo nella domanda precedente, mentre eravamo in studio dal nostro produttore Matteo Bottini. In origine quella parte sarebbe dovuta essere una sezione drum&bass , ma abbiamo finito totalmente per improvvisare: i fill sincroni di basso e batteria (rispettivamente suonati da Nicolò Farfante e Matteo De Cubellis), i tritoni ascendenti della chitarra classica e le risposte – quasi da canone – della tastiera sono nati esattamente in quel momento>>.
La vostra scrittura spesso intreccia elementi surreali e riflessivi. Come riuscite a mantenere questo equilibrio tra sperimentazione e struttura melodica?
<<Non è facile, ma ci proviamo (cit.). Scherzi a parte, la sperimentazione che cerchiamo di coltivare brano dopo brano nasce dalle nostre influenze musicali. In questo momento stiamo cercando di filtrare la tradizione del cantautorato italiano attraverso elementi che sono un po’ più lontani dalla nostra terra, come la psichedelia dei Beatles, l’improvvisazione delle jam band e l’alternative/indie americano>>.
Dopo le esperienze live e i riconoscimenti del 2025, come vedete l’evoluzione del vostro percorso artistico con Caracas?
<<Caracas ha chiuso il nostro primo cerchio di pubblicazioni, ma allo stesso tempo ha aperto la porta sul futuro prossimo, che stiamo pianificando insieme alla nostra etichetta Matilde Dischi. Il 2025 è stato un anno ricco di soddisfazioni: essere statə tra i/le finalistiə del Premio Bindi a Santa Margherita Ligure, ad esempio, è stato incredibile, una di quelle esperienze che ricordiamo con più affetto e che ci ha dato la conferma di essere sulla strada giusta. Una cosa è sicura, dopo Caracas vogliamo spingerci ancora più in profondità nella scrittura; stiamo lavorando a brani che ampliano il nostro immaginario, provando a raccontare tematiche più complesse e profonde>>.
Come vi relazionate con il pubblico dal vivo rispetto all’ascolto in digitale? Ci sono differenze nell’interpretazione dei vostri brani in base al contesto?
<<Crediamo fortemente che il live sia (ancora) il cuore della musica. Come Modivari ci impegniamo affinché ogni nostro concerto sia diverso dal precedente, infatti questa scelta si riflette anche negli arrangiamenti delle canzoni: spesso modifichiamo forma, struttura e strumentazione per offrire a chi ascolta un’emozione in più rispetto alle cosiddette “versioni studio”>>
Guardando al futuro, ci saranno videoclip, tour o altri contenuti legati a Caracas o a nuovi progetti?
<<Pochi giorni fa è uscito il visual lyric video ufficiale di Caracas , disponibile su YouTube e realizzato in collaborazione con il regista – e nostro amico – Manuele Leo. Una notizia fantastica è che il 12 dicembre avremo il piacere di aprire la data romana del tour Temporale dei Gazebo Penguins: inutile dire che non stiamo nella pelle. Per quanto riguarda i progetti futuri stiamo lavorando a un nuovo materiale che farà parte della nostra prossima opera, prevista probabilmente per la fine del 2026. O forse prima, chissà>>
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